Storie ribelli: micro storie di ragazzi e ragazze a Mafiòpoli con Peppino Impastato. Piazza virtuale, contenitore di racconti, serbatoio di emozioni condivise dal profondo del cuore e della Sicilia ribelle a mafia e repressione.

Il risveglio dal sogno


    Per storie ribelli un bonus per ascoltatori affezionati: Gianpiero La Fata ci narra il suo 9maggio'78. Nello sconforto della perdita di un amico e di un punto di riferimento, ci codurrà dal casolare all'interrogatorio in caserma passando per la perquisizione nella sua casa. E di come ci si può sentire quando ti senti trattato da terrorista a cui estorcere la confessione.

 

 

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Il Presidente della Camera, Roberto Fico sui luoghi della Memoria di Peppino Impastato


l'Onorevole Roberto Fico a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

      Sono passati 43 anni da quel 9maggio78 quando, davanti a questa porta, spalancata per un lutto che ci bruciava dentro, nelle carni e nelle vene, e metteva in corto i nostri nervi e i nostri tendini, ma non la capacità di agire e reagire contro uno Stato rappresentato da servitori collusi. Davanti questa porta aperta, dicevo, per un lutto politico dove non c'era nemmeno una bara con i suoi pochi poveri resti, c'era tutta un'altra umanità sana: una marea di giovani venuti da tutta la Sicilia, tristi, in lacrime, a rendere onore ad un compagno barbaramente trucidato. Davanti questa porta aperta e che mai più si chiuderà, c'era quella che potremmo considerare la prima manifestazione spontanea contro la #mafia . Su questo marciapiedi di un piovoso giorno in bianco-nero, dove anche i garofani gettati da ogni parte su una leggera bara quasi vuota, ma pesante per l'impegno che già sottoscrivamo con vernice rossa su un bianco lenzuolo ad aprire il funerale, non avevano il loro solito colore che hanno i garofani, lo Stato, lo Stato .... non c'era. L'amministrazione comunale non c'era. 43 anni dopo, il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico in una giornata di sole con poche persone per il contrasto al covid, viene nei luoghi della Memoria di Peppino Impastato per conoscere di persona e ringraziare, da parte dello Stato, la famiglia Impastato ed i compagni di Peppino per l'impegno e l'attività svolta in tutti questi anni. Grazie Presidente.

 

l'Onorevole Roberto Fico a casa ex-Badalamenti, bene confiscato, sede della biblioteca comunale

 

    Potrebbe essere una scala di una casa qualunque, anche se essendo fatta di onice, negli anni '70 non era certo ... comune. Oggi questa scala viene usata da tante persone comuni che vogliono conosce, studiare, capire. Oggi questa scala è usata dalle migliaia di persone che da tutta Italia viene a Cinisi per conoscere e rendere omaggio a Peppino Impastato. Oggi questa scala porta alla biblioteca comunale di Cinisi che è anche partner di Casa Memoria Impastato e occupa il piano nobile di quella che un tempo, non molto lontano, era la dimora di Gaetano Badalamenti. Oggi, queste scale non sono più la via per il malaffare e gli intrallazzi e le collusioni, ma sono state confiscate e restituite alla società civile. Oggi, 22 maggio 2021, lo Stato, rappresentato dal Presidente del Consiglio Comunale di Cinisi, dal Sindaco di Cinisi e dal Presidente della Camera dei Deputati On. Roberto Fico sono di casa sul percorso della Memoria. 

 

l'Onorevole Roberto Fico con la sua compagna ascoltano il racconto di Felicetta Impastato all'interno del casolare dove sono state rinvenute le tracce ematiche di Peppino


    
Interno di casolare diruto. Felicetta Impastato racconta al Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico ed alla sua compagna quello che accadde qui dentro la notte del 9maggio'78 . Racconta quello che lo Stato non fece e quello che fecero i compagni di Peppino Impastato nella loro controinchiesta . Guardano il vuoto dove prima c'era la panca di pietra dove erano rimaste impresse le tracce ematiche di Peppino Impastato e che gridavano giustizia ma lo Stato non sentiva, girava gli occhi altrove, non sapeva e non sentiva.Oggi il casolare fatica ancora ad essere affidato alla comunità, ma lo Stato, in piedi, stavolta è qui.

 

l'onorevole Roberto Fico in un momento di raccoglimento davanti al casolare dell'assassinio di Peppino Impastato

 

22 maggio 2021: il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico in raccoglimento davanti al casolare con la targa che ricorda l'assassinio di Peppino Impastato avvenuto il 9 maggio 1978

 

l'Onorevole Roberto Fico nella stradina che porta al casolare dove fu assassinato Peppino Impastato

   9maggio1978 una distesa piatta, solo il casolare, i pali del telegrafo che costeggiavano la linea ferrata, le viscere di Peppino Impastato che nessuno toglieva dai fili della luce. Su questa stradina un via vai di curiosi che andavano, guardavano, toccavano tutto. Su questa stradina lo Stato aveva fermato i compagni di Peppino convocandoli in caserma per confessare chi era con Peppino Impastato la notte prima a fare l'attentato. Oggi, 22 maggio 2021, lo Stato, rappresentato dal l'onorevole Roberto Fico Presidente della Camera dei Deputati è interrogato dai compagni di Peppino Impastato. I tempi cambiano. Per fortuna.

 

 

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9maggio'78 testimoni partecipi raccontano parte quarta: l'alba di un triste giorno: la fine e un nuovo inizio



 

    Ci furono delle telefonate improvvise perché il tempo di arrivare a casa ricordo che mio padre stava uscendo di casa e io gli dissi che c'era c'era la possibilità che a Peppino fosse successo qualcosa lui naturalmente contestava questa mia e mi rispose pure che era ora o qualcosa del genere mi ricordo che ripartì con altri ragazzi alla stazione e li vidi questi carabinieri sopra il tetto sul balcone Insomma dappertutto

 

    In quel periodo andavo all'università e la mattina prendevo un treno che era circa alle 7 di mattina  quindi io come ogni mattina sono andata alla stazione per prendere il treno arrivata alla stazione ho visto che c'era polizia dappertutto nella casa di fronte alla stazione Insomma e si diceva il treno non c'era non passava perché si diceva che qualcuno aveva fatto saltare in aria il binario che c'era stato un attentato io non pensavo che poteva succedere qualcosa del genere che potevano pensare di ammazzare a Peppino insomma non ci pensavo proprio poi mi sono allontanata e stavo andando verso mi ricordo che insomma mi sono un po’ allontanata dalla stazione e ho incontrato dei ragazzi dei nostri amici e gli ho detto che alla stazione si diceva che avevano fatto saltare un treno Insomma non si capiva bene cos'era successo e loro mi hanno detto allora hanno fatto saltare a Peppino Impastato

 

    Noi fino alle 4 o 4:30 eravamo in giro a cercare Peppino alle 7 mi ha chiamato mio fratello e mi ha detto che hanno trovato Peppino gli ho detto dove hanno trovato e lui si è diciamo avuto gli occhi molto lucidi e ho capito che Peppino lo avevano ammazzato

 

    La mattina mio padre mi ha svegliato dicendo è saltato in aria

 

    Il 9 mattina all’alba vengo svegliata e ricevo una telefonata e stanno venendo a pendermi per andare a Cinisi

 

    Poche ore dopo che ero rincasato tardi dopo le 3 - 3:30 insomma è venuto Faro di Maggio a casa mia a dirmi che era stava andando a lavorare stava passando dalla stazione e alla stazione e alla stazione alcuni compagni gli avevano detto che era saltato Peppino in aria lo avevano fatto saltare  in aria su un tratto della ferrovia poco dopo Cinisi in direzione Palermo insomma con Faro ed altri che abbiamo incontrato subito dopo siamo andati sul posto abbiamo tentato abbiamo fatto il tentativo di avvicinarci ai binari ma ce lo hanno impedito le forze dell'ordine presenti sul posto e un ufficiale che ordinò a qualcuno degli agenti là presenti di non farci avvicinare assolutamente sui binari siamo stati tenuti a distanza rispetto ai binari almeno a 50 metri di distanza mentre tante persone passeggiano sui binari in quel momento

 

    Io vedevo dei Carabinieri abbassati altri che cercavano ma eravamo abbastanza lontano


    Ho preso la macchina e sono andato a Cinisi siamo passati dalla casa di Peppino a Cinisi siamo andati a casa di Bendetto Cavataio intanto mi sono incontrato con Fanny Iacopelli e Graziella  e Graziella Iacopelli credo pure ci fosse Fanny Vitale e siamo scesi giù verso la zona dove era avvenuto il questo assassinio


    Mi ricordo di essere andata sul posto insieme ad altri mi ricordo di essere stata male mi è venuta una specie di crisi di nervi e sono rimasta vicino alla macchina non mi sono allontanata sono venuti dei carabinieri e hanno preso i nominativi infatti forse Carlo gli ha dato il mio nominativo perché io non riuscivo a parlare e poi ci hanno detto di presentarci in caserma

 

    Arriviamo alla ferrovia su questo arrivo alla ferrovia ho delle ho dei ricordi molto confusi perché stiamo pochissimo tempo il posto è già pieno di gente che gira più o meno indisturbata però gli unici che non vengono fatti avvicinare siamo noi compagni e non solo non veniamo fatti avvicinare ma veniamo invitati a presentarci alla caserma dei carabinieri accusati di essere dei terroristi  nessuna capacità di capire di pensare di collegare le idee ho solamente dei delle immagini dei flash molto vaghi io ricordo il professore Ideale Del Carpio che era all'ora il medico legale che venne sul posto ricordo il casolare dove furono trovate le tracce di sangue ricordo confusione ricordi i carabinieri ma non ho immagini precise ricordo di avere visto all'esterno del casolare delle pietre macchiate di sangue io ho l'immagine di una busta di plastica tenuta in mano da qualcuno che non so chi sia dove qualcun altro di noi raccoglieva dei frammenti

 

    Traumatizzati credo assolutamente in stato di confusione di di percezione di di una realtà che non riuscivamo manco ad a immaginare che potesse che potesse avvenire una roba del genere non riuscivo a convincermi di quello che stava succedendo di quello che era successo quando appunto si diceva Peppino è saltato in aria Peppino è saltato in aria qualcosa che stava fuori dalla da ogni mia immaginazione per cui è come se non mi rendessi conto di quello che era successo

 

Ho incontrato i nostri amici e sono andato nel posto dove era successo il fatto e lì poi c’erano i     carabinieri e mi avevano detto di venire in caserma e sono andato in caserma poi è iniziata la perquisizione e dopo c’è stato l’interrogatorio

 

    Bussano i carabinieri e mi fanno la perquisizione in casa nostra mia madre ha assistito in uno stato d’animo veramente terribile e durante la perquisizione chiaramente non è che i carabinieri si siano comportati in maniera siano stati generosi o gentili perché non facevano altro che dire a mia mamma che stavano indagando in direzione del terrorismo   mia madre già sospettava qualcosa molti non avevano il coraggio di dirglielo gli è stato comunicato da Felicia da la futura mia moglie

 

    Uscendo ho visto la macchina di Benedetto fuori con altri due compagni e mi sono precipitato ad andare a trovarlo e siamo andati subito sul luogo che ci avevano indicato e che non sapevamo qual era il luogo quando siamo arrivati là abbiamo avuto la triste verità oltre alla morte di Peppino in quel modo così orribile i carabinieri ci hanno fermato e hanno voluto i nostri nominativi al che abbiamo detto ma come fateci entrare no voi non potete entrare ma voi noi chi siamo perchè non possiamo entrare voi non potete entrare i nominativi hanno voluto i nominativi e ci hanno convocato subito in caserma ho avuto fatto la perquisizione a casa mia hanno trovato una stella a cinque punte che era stampata sul Panorama e come se avessero trovato non so che cosa poi una paletta che io ho usato in quinta elementare quando allora si facevano i saggi elementari ed era una palettina di 10 cm di diametro una cosa di legno per giocare e se la sono portati via poi hanno trovato un altro opuscolo dove c'era c'è scritto nucleare e allora nuclear armati associazione di idee e hanno portato via pre quelle cose solo che hanno messo sottosopra la mia casa e questa però non è stata la prima e ultima perquisizione ho subìto un'altra perquisizione umiliante per i miei genitori perché mio padre è molto malato e credo che sia nell’86 quando hanno ammazzato a Giuseppe Finazzo sono venuti a fare la perquisizione a casa mia come se io avessi a che fare con omicidi di mafia mio padre era molto malato loro non hanno tenuto conto di niente hanno alzato financo il ma materasso dove erano caricati mio padre e mia madre per cercare non so che cosa io ho insistito dicendo che loro dovevano redigere un verbale e darmelo anche per la legge reale loro non mi hanno dato niente se ne sono andati tranquillamente

 

    Mi portano direttamente incaserma dove dalle 7 di mattina dalle 8 di mattina sono rimasto fino alle due e mezzo per un lunghissimo interrogatorio finalizzato sempre a considerarci un po’ dei terroristi cioè le brigate rosse perché poi quel giorno poi mentre ero in caserma arriva la notizia del ritrovamento del cadavere dell’onorevole Moro in via Caetani le provocazioni da parte dei carabinieri le intimidazioni  eravamo quasi alle minacce quando noi parlavamo di Badalamenti o facevamo alcuni nomi e poi non a caso tutto viene spostato in direzione dell’attentato terroristico è chiaro che bisognava portare avanti quella tesi noi che cercavamo di dire le cose come stavano di fare le nostre denunce praticamente eravamo quasi intimiditi perché non potevamo fare certi nomi c’è lo dicevano loro se non avevamo le prove per fare quei nomi compreso quello di Tano Badalamenti qualche anno dopo scatta la guerra di mafia viene ucciso percialino che sarebbe Finazzo che Peppino lo attaccava continuamente nei suoi comizi nei volantini cioè questo Finazzo era un gregario di Tano Badalamenti ecco dopo l’uccisione di questo Finazzo  vengono a fare la perquisizione a casa mia cioè addirittura continuavano ancora ostinatamente a portare avanti la tesi dell’attentato terroristico come se noi eravamo i terroristi

 

    I carabinieri hanno fatto la perquisizione a casa mia hanno cercato dove dormivo io cercavano tutto ciò che c’era di scritto e hanno preso pure gli stati di famiglia che avevamo fatto quando abbiamo costituito il circolo musica e cultura e tutto quello che poteva servire per costruire aggeggi ordigni mi hanno preso un giravite un saldatore un morsetto del filo e altro materiale

 

    Quando quel giorno quella mattina mi hanno interrogato non so se sia il 9 o il 10 di maggio perché eravamo in tanti ad essere ascoltati quindi probabilmente non sarà stata la stessa mattina magari l’indomani comunque un carabiniere che mi ha interrogato mi ha letteralmente aggredito dicendo che io dovevo dire per forza ma ripetutamente che io dovevo dire per forza chi eravamo assieme a Peppino a compiere l'attentato al che gli dicevo ma guardi che noi non c’eravamo con Peppino  quando io insistevo dicendo che Peppino non aveva fatto l'attentato e che Peppino l’avevano ammazzato ha dato una forte manata sul tavolo e io mi sono spaventato e mi ha detto allora mi faccia con i nomi e cognomi di chi ha ammazzato Peppino l’ho guardato e gli ho detto io devo fare il nome di chi lo ha ammazzato ma Peppino ha fatto denunce ha fatto i volantini ha fatto i comizi quella sera ci muovevamo come automi sinceramente io non mi sono sentito completamente di andare a fare una deposizione del genere per come stavano andando le indagini per come ci avevano  trattato io non mi sono sentito completamente di essere tutelato in quel momento e non ho voluto parlare successivamente dopo credo 5 o 6 mesi quando il caso l’ha avuto in mano il dottore Chinnici di cui avevo molta stima allora ho riferito tutto

 

    Visto come siamo stati trattati la mattina del 9 maggio nelle vicinanze del binario dai carabinieri io e i compagni non avevamo più fiducia in quel momento nell'arma dei Carabinieri non ci fidavamo non ci siamo fidati

 

    La mattina del 9 maggio si diceva in giro che Peppino avesse fatto l’attentato e che fosse saltato in aria cosa che io non ho creduto ho preso la mia macchina fotografica e sono andato a fare queste foto per cercare di vedere e di capire se c'era da documentare qualcosa che fosse utile in un secondo momento quando sono arrivato io c’era ancora diversa gente c’erano operai che lavoravano che riparavano dei fili e niente gente che andava girando un reporter del tg3 ed uno del tgs tra l’altro mi pare di ricordare anche Libonio che lì si vede in una foto che recupera uno dei resti di Peppino il 10, l’11, il 12 siamo andati diverse volte a cercare qualcosa che contrastasse l’idea corrente in giro del Peppino terrorista o suicida

 

    Nei giorni successivi non credo l’indomani perché l’indomani era il giorno dei funerali quindi la mattina abbiamo preparato gli striscioni i pannelli per i funerali il pomeriggio ci sono stati i funerali credo l’11 mattina e l’11 pomeriggio e anche il 12 per un paio di giorni io ma con tanti compagni siamo stati sul posto

 

    Non potevamo accettare che Peppino passasse per terrorista e così tornammo al casolare a cercare di individuare qualsiasi elemento utile

 

    Si si ci simo tornati diverse volte siamo tornati ed abbiamo fatto un minimo di indagine di controinchiesta insomma di cercare elementi su che potessero aiutare le indagini

 

    Abbiamo recuperato un bel po' di frammenti del corpo di Peppino personalmente no perché mi sono soffermato più sul casolare e forse perché in quel momento non me la sentivo ma c’erano compagni che hanno avuto la forza di farlo e lo hanno fatto noi siamo stati là almeno due tre volte

 

    Siamo andati lì a verificare che cosa potesse essere   successo c’era un casolare e dentro c’era una panca fatta di pietra e sulle pietre abbiamo notato delle tracce di sangue e poi anche all’esterno c’era un sacchetto di iuta

 

    Allora sono andato a prendere di nuovo la mia macchina fotografica sono risceso assieme a loro e sono le foto delle macchie di sangue sulla cosiddetta ricchiena e con lo scolo che si vede e queste tracce di lato delle macchie di sangue a terra sul selciato della dell'abitazione nello stesso luogo sono state rinvenute una stoffa a fiori e una tela di sacco che è sempre lì fotografata con delle cose appiccicate color una gelatina color piombo e poi nei giorni successivi anche altri pezzi sparsi in giro qualcosa pelosa che poteva essere la calotta cranica non so altri pezzi che è difficile dire che parte del corpo fossero ricordo che le budella sono rimaste appese sui fili per alcuni giorni


    Raccogliemmo i frammenti del corpo di Peppino e dentro il casolare notammo delle macchie di sangue e così noi prelevammo una pietra macchiata di sangue e assieme agli altri resti dato che nel frattempo si era fatto tardi li conservammo per una notte in una mia casa di campagna l’indomani furono dati ad uno studente della facoltà di medicina che consegnò i resti di Peppino e la pietra macchiata di sangue al professore Del Carpio dell’Istituto di Medicina Legale di Palermo  nel frattempo nella notte  qualcuno aveva scassato la porta della mia casa in campagna e aveva messo tutto sottosopra

 

lettura condanna Badalamenti

 

 

9maggio'78 testimoni partecipi raccontano parte terza: lunga e buia, la notte: nel dubbio, ansia e paura

 


    Ci siamo incontrati al bar poi siamo andati alla caserma lui ha parlato con il maresciallo perché doveva fissare un comizio è mancato una mezz’oretta poi è venuto mi ha detto che il maresciallo gli aveva fatto gli auguri perché ormai era sicuro che sarebbe stato eletto

 

     La sera prima di essere ammazzato eravamo a radio aut eravamo seduti alla radio e stavamo sentendo la trasmissione che c’era sull’altra radio che avevano fatto un’intervista a lui eravamo messi che parlavamo sentivamo la trasmissione poi ad un tratto Peppino aveva detto che avevano cancellato la parola mafia che lui aveva detto

 

    Il pomeriggio ero lì a radio aut perché Peppino aveva fatto questa intervista ad una radio di Terrasini e stavamo riascoltandola registrazione

 

    Mi ricordo che il pomeriggio sono andata alla radio lui era lì seduto nella poltrona e mi ricordo che Peppino era un poco seccato lui insomma era turbato era un po' incazzato perché gli avevano censurato la parola mafia poi io sono andata a casa e poi la sera io non sono più andata alla radio perché i miei non mi hanno fatto uscire e non sono più uscita perché ma in quel periodo in famiglia l’atmosfera era un poco un po’ calda diciamo i miei la sera facevano un po' di difficoltà a farmi uscire perché vabbè sì anche noi io come collettivo femminista avevo fatto già un comizio pochi giorni prima e i miei l'avevano presa male insomma e quindi quella sera ho ritenuto vabbè tanto alla fine ci sono loro a discutere poi ci vediamo domani

 

    Lo vidi la sera dell’8 o poco prima o attorno alle 8 di sera praticamente avevamo passato una parte del pomeriggio ad ascoltare una trasmissione messa in onda da una radio di Terrasini radio Terrasini centrale avevano fatto un'intervista a Peppino quale candidato nella competizione elettorale in corso a Cinisi quale candidato di democrazia proletaria e in quella trasmissione Peppino in alcuni passi cita dice la parola mafia una volta riferita alla DC la DC è uguale alla mafia o qualcosa del genere e la parola mafia viene coperta immediatamente da un suono quindi viene diciamo quello che abbiamo pensato in quel momento Peppino viene censurato in quella intervista tutte le volte che vuole pronunziare la parola mafia abbiamo commentato quell’intervista Peppino aveva dato già l'appuntamento per le 21 avremmo dovuto mettere a punto le ultime iniziative per la campagna elettorale che si sarebbe chiusa Il venerdì successivo e avremmo dovuto quindi preparare una scaletta per i contenuti di questo ultimo comizio cosa che si faceva collettivamente e avremmo dovuto discutere anche

 

    Di riproporre di nuovo quella mostra che abbiamo fatto il 7 lui aveva intenzione di riproporre quella mostra sul territorio e poi mentre eravamo lì già quasi alzati che c’è ne stavamo andando per fissare l’appuntamento per le 9 dovevamo andare a cena arrivò Giovanni Riccobono e lui stava davanti le scale a parlare con alcuni compagni e appena Peppino è sceso è andato mi sono avvicinato ed era preoccupato perché ci parlava di qualcosa di butto

 

    Peppino stava uscendo dalla radio e stava andando via e mi hanno riferito che quella sera ci sarebbe stata un’altra riunione e quindi proprio per questo Peppino stava andando via un po’ prima quindi vidi Pepino andare via con la sua 850

 

    Lavoravo a Palermo un negozio di tessuti all'ingrosso da Amenta Giuseppe mio cugino e nel pomeriggio ero a Palermo mio cugino mi ha chiamato in disparte e mi ha chiesto di non andare in paese quella sera dice ma tu non andare in paese perché può succedere qualcosa di grosso e io chiedo ma che cosa succederà che cosa dice non lo so succederà qualcosa di grosso io no te lo so dire me l'ha detto mio fratello io dopo una mezz'oretta ho preso la macchina e sono tornato in paese sono arrivato verso le 8 meno 10 a radio aut e questa è l'ultima volta che vedo che Peppino io questa notizia  l'ho riferita a due compagni che erano in balcone io ne ho parlato con Giosuè Maniaci e con Guido Orlando i quali mi hanno detto senti noi alle 9 dobbiamo rivederci qua perché abbiamo un appuntamento per stilare un programma sulla campagna elettorale al che ho soprasseduto ho detto ci vediamo alle 9 e ne parliamo con Peppino

 

    Successe che Peppino andò via

 

    Dopo il ritorno da Napoli dopo diciamo essermi riposato a casa io sono sceso alla radio avevo proprio quel desiderio di raccontare a tutti in particolare a Peppino quello che era successo e quello che avevamo fatto anche come radio aut anche in quella lì occasione sono arrivato alla radio e Peppino non c’era

 

    Lui era uscito dalla radio dicendo che andava dai suoi perché erano arrivati anche tra l’altro dei parenti suoi dall'America il tempo di salutarli mangiare qualcosa e sarebbe tornato immediatamente alla radio a Terrasini

 

    Quando ci siamo rivisti alle 21 alla radio chi un po’ prima chi un po’ dopo insomma qualcosa già non andava Peppino non era arrivato passavano i minuti e c'era già una certa apprensione perché alla radio erano presenti quando sono arrivato io alla radio c'era Giovanni Riccobono Guido Orlando e Giosuè Maniaci io ho saputo in quel momento che Giovanni era venuto da Palermo poco prima delle 8 e che un cugino del Riccobono tale Amenta gli aveva detto di non avvicinare a Cinisi in quei giorni di non mettere piede a Cinisi in quei giorni o qualcosa del genere perché sarebbe successo qualcosa di grosso

 

    E là erano già le 9,30 circa e c’erano alcuni mi ricordo c’era Giovanni c’era Faro c’era Benedetto Cavataio e insomma ed altri e Peppino non si presentava e Giovanni ci stava raccontando giusto questo e cominciava ad esserci un po’ di preoccupazione perché tra l’altro Giovanni nonostante fosse arrivato e aveva visto anche lui che Peppino stava andando via non ha avuto il tempo di parlare di questa cosa prima e quindi si era riservato di farlo subito dopo quando ci ci c’era l’incontro programmato è chiaro che abbiamo avuto tutti una strana percezione perchè in quei giorni già c’era stato come dire una tensione strana una preoccupazione probabilmente l’eccitazione per il fatto che si era in campagna elettorale e si era eravamo tutti concitati di questa cosa eravamo tutti presi da questa cosa

 

   C con questa notizia è scattato questa paura che a lui gli succedesse qualche cosa e quando siamo tornati alle 9 già ci siamo visti Peppino non c’era la prima cosa che abbiamo fatto andiamo a vedere se era arrivato a casa perché Peppino alle 9 che non c’era con la notizia noi in quell’ambiente a Cinisi nel 1978 con quella atmosfera noi eravamo preoccupati per lui non per noi

 

    Quindi sé creata una certa apprensione una certa preoccupazione perché Peppino era una persona estremamente puntuale cioè veniva sempre in anticipo rispetto agli orari di appuntamento quindi quando poco dopo le 9 non l'abbiamo visto e dopo aver sentito quello che Riccobono ci ha riferito abbiamo cominciato a preoccuparci

 

    Questa situazione un po’ di nervosismo di apprensione eccetera che in quei giorni aleggiava in tutti noi quella sera si cominciò a presentare molto più e in maniera più evidente e già erano le nove e mezza dieci cominciammo veramente a preoccuparci perché Peppino non veniva insomma

 

    C’era un’aria pesante perché generalmente l’Impastato era molto puntuale quindi difficilmente avrebbe perso una riunione anzi era il primo quindi questo ci preoccupò

 

    Peppino era una persona molto puntuale soprattutto per queste cose a cui Lui teneva e il periodo che era in quel periodo Peppino era una persona caricatissima era felice perché forse sarebbe andato nel palazzo dove lui poteva mettere fuori tutti gli imbrogli che potevano esserci quindi diciamo che in quell'occasione non avrebbe neanche ritardato 10 di minuti

 

    Contrariamente ad altri periodi che era stato magari più cupo più intristito quello era un buon periodo per lui era abbastanza allegro era in forma era non era preoccupato completamente

 

    E cominciammo a ragionare anche se non era facile ragionare in quel momento ma sicuramente e cominciammo a organizzarci per capire dove fosse andato a finire Peppino

 

    Temevamo che fosse successo qualcosa a Peppino tenevamo che fosse stato che fosse caduto in un tranello in un agguato che l'avessero preso perché Peppino era stato fatto oggetto di minacce precedentemente Peppino parlava anche di queste minacce a volte a volte no a volte meno e quando non la faceva lo faceva solo per non per non spaventarci insomma oppure per non esporci perché lui sapeva di essere molto esposto

 

    Peppino frequentemente era abbastanza preoccupato fra l'altro alla radio avevamo fatto mettere un campanello e andavamo ad aprire solo dopo che controllavamo dal balcone

 

    C’era preoccupazione anche perché qualche giorno prima era successa questa cosa era successo questo episodio strano Peppino aveva ad un certo punto la macchina posteggiata alla stazione dove viveva sua zia era stato aggiunto dello zucchero nel carburante nella benzina nella tanca della sua 850

 

    E  fuse il motore  e per il resto del discorso delle  minacce di Peppino comunque è lungo io ricordo che intorno al ‘73 mi fece vedere delle lettere di minaccia di morte a proposito di soprattutto di una lotta che Peppino stava conducendo in favore degli edili di Cinisi

 

    Peppino in quegli ultimi mesi in quelle ultime settimane era invece tutt'altro che abbattuto era lo vedevo molto carico molto caricato molto motivato con molta voglia di fare e il fatto che avesse deciso di candidarsi già prometteva una maggiore disponibilità a tanti altri impegni successivi e lui di tempo non era uno che ne avesse tanto perché già erano tanti gli impegni e le ore che dedicava alla radio però lo vedevo proprio determinato a ad accettare quella competizione elettorale che lo avrebbe sicuramente visto fra i consiglieri eletti 

 

    Quando abbiamo visto verso le nove e un quarto e 20 che lui non veniva io con Benedetto Cavataio e credo Giosuè Maniaci con la 500 di Benedetto

 

    Ci siamo messi a cercarlo per le strade che pensavamo Peppino avesse dovuto percorrere per tornare a casa per ritornare alla radio e quant’altro

 

    Siamo andati in paese io sono sceso a casa di Peppino ho bussato ma quando mi ha aperto Felicetta la cognata di Peppino poi è venuto anche Giovanni io ho chiesto di Peppino mi hanno detto no non si è visto

 

    La sera dell’8 – 9 maggio noi avevamo degli ospiti venuti dagli Stati Uniti delle cugine e in pratica eravamo a cena aspettavamo Peppino Peppino che ritardava abbiamo iniziato a cenare arriva Giovanni Riccobono lui non mi ha fatto preoccupare mi ha detto no no sicuramente sarà in qualche posto però noi aspettavamo lui noi con i nostri cugini abbiamo continuato la cena io onestamente devo dire che ero tranquillo pensavo che la situazione fosse sotto controllo non ero molto preoccupato abbiamo continuato la cena abbiamo continuato tutto ci siamo addirittura fatti anche una passeggiata fuori con i cugini poi siamo rientrati

 

    Alcuni sono andati a Cinisi a vedere se fosse dal fratello o dalla zia che abitava alla stazione altri da qualche conoscente altri hanno fatto un giro in paese a Cinisi alla radio restiamo in due persone io e Guido Orlando perché qualcuno doveva restare alla radio però i compagni che erano usciti con diverse auto per fare quel quelle ricerche insomma avevano detto che sarebbero tornati comunque per farci sapere qualcosa noi siamo rimasti alla radio per un po' dopodiché io e Guido Orlando abbiamo pensato di uscire dalla radio e metterci in macchina a una certa distanza dalla radio per vedere se c'erano dei movimenti strani nelle vicinanze della radio pensavamo che qualcuno siccome già avevamo il presentimento che qualcosa di irreparabile fosse successo a Peppino che qualcuno potesse progettare chissà quale altra azione ai danni della radio saremo stati fuori io e l'altro compagno un'oretta poi sono tornati i primi da Cinisi ci hanno detto che non trovavano Peppino che di Peppino non si sapeva nulla non era dalla zia non era in casa dalla madre il fratello non l’aveva visto non era da qualche conoscente come qualcuno di noi aveva pensato e non era stato al bar perché c’era stato un altro compagno Vito Lo Duca in quella fascia oraria in quel bar e non l’aveva visto

 

    C’era un’aria quella sera c’era un’aria pesante brutta perché c’era la paura negli occhi

 

    Io l'otto maggio non sono stato alla radio. L'ultima volta che ho visto Peppino è stato verso mezzogiorno si commentava il comizio che aveva fatto il giorno prima domenica. Passeggiavo a piedi nel corso, assieme a Matteo, e ho incontrato Benedetto e Giosuè che mi hanno chiesto se avevo visto Peppino ho risposto di no non l'ho visto dopo che mi hanno informato che cercavano Peppino, sono andato a prendere la macchina e sempre con Matteo ho continuato a passeggiare nel corso più tardi ho incontrato Carlo che mi ha chiesto se avevo visto Peppino, erano ormai verso le ventidue e trenta, gli ho risposto che forse era andato in qualche pizzeria pensando che c'era Pino un compagno di Milano "saranno assieme" loro sono andati a cercare io ho continuato a passeggiare sempre con la macchina ad un certo punto mi sono accorto che una macchina mi stava dietro con una certa frequenza mi accorgevo di più perchè aveva un faro diverso dall'altro un po' allarmato da quello che mi aveva detto Carlo mi sono messo in guardia questa macchina mi ha seguito a lungo, su e giù per il corso, le case popolari, la piazza....

 

    Ci siamo divisi in diverse macchine e abbiamo cominciato le ricerche in tutta la fascia che da Terrasini porta verso Cinisi e poi verso verso l'aeroporto con Faro di Maggio credo ci fosse anche Guido Orlando forse anche Benetto Cavataio comunque io ero con Faro di Maggio noi abbiamo pensato siccome gli altri sarebbero ripassati da Cinisi per vedere di incontrare qualche compagno nella speranza che qualcuno avesse comunque visto Peppino o la macchina di Peppino che era inconfondibile e noi abbiamo deciso di fare la parte bassa tra Cinisi a Terrasini e poi oltre


    Per un altro poco abbiamo fatto una sorta di gruppetti a tre a tre Ci siamo messi nelle macchine in 3 macchine e abbiamo un po' girato soprattutto nei posti dove Peppino che so  qualche compagno che magari non si vedeva da tanto tempo che so un certo Biundo che veniva da Milano o un'altra ancora dove lui di solito così andava a passare qualche pomeriggio qualche sera un certo Nino Lupo cioè erano dei tentativi che abbiamo fatto e quindi verso le 11 quando abbiamo visto che ormai non lo trovavamo abbiamo pensato bene di setacciare tutte le stradine tutti i vicoli che dal paese portano verso Punta Raisi

 

    E io presi la mia macchina la 127 e li seguì per un poco abbiamo fatto credo il tragitto che faceva di solito Peppino che era quello che passava dal lungomare di Cinisi e risaliva verso il corso di Cinisi e anche la non abbiamo visto niente di strano ed abbiamo pensato di dividerci ognuno faceva un percorso diverso insomma io ad un certo punto credo rimasi solo in macchina e ogni tanto avevamo dei punti di riferimento dove incontrarci per vedere se c’erano delle novità e mi ricordo che io feci tutto il giro del lungomare della spiaggia magaggiari e mi feci tutta la strada che costeggiava le piste dell’aeroporto  

 

    Abbiamo fatto tutte le trazzere a scendere e a salire lato monte quindi lato mare che poi sono chiuse dalla recinsione della pista le abbiamo fatte tutte e abbiamo fatto poi le trazzere solo a destra perché la pista e la recinsione è molto vicina alla strada quindi solo trazzere lato monte mi pare che ce ne siano tre molto brevi chiuse perché subito dopo un po' più sopra c'è la ferrovia in queste non siamo entrate perché intanto erano strette e quindi si vedeva si intravedeva la fine della trazzera perché erano corte e non si vedeva puntando i fari in avanti non riuscivamo a vedere niente se avessimo visto un’auto una macchina la macchina di Peppino saremmo anche entrati ma non vedendo niente siccome pensavamo di avere difficoltà di manovra arrivando in fondo siamo tornati subito indietro e proseguivamo a fare ricerche nelle trazzere più avanti

 

    In macchina eravamo con la renault 5 di Faro Di Maggio color aragosta Faro era alla guida io a destra nel sedile davanti e dietro c’erano anche Andrea Bartolotta e Faro Sclafani. A noi toccò di cercare nelle strade che andavano dalla radio verso Cinisi nelle strade che costeggiano l’aeroporto

 

    Una stradina piccolissima strettissima e molto buia abbiamo fatto un cento metri con le luci essendo di notte con le luci abbiamo messo le luci lunghe e non si vedeva niente non si vedeva né il casolare né che ci fosse uno spiazzo completamente quindi abbiamo fatto marcia indietro e abbiamo continuato a cercare nelle altre strade

 

    Tra l’altro io personalmente arrivai quasi vicino al posto poi dove fu

 

    Quella sera se avessimo deciso di continuare per altri 20 metri in quella stradella forse sarebbero cambiate le sorti di quella storia che ci riguarda che riguarda Peppino chissà se Peppino sarebbe ancora vivo o se a saltare in aria con l’esplosivo ci sarebbero stati anche altri compagni

 

    Anch'io ho fatto un po' di ricerche con Matteo dopo aver fatto benzina mi sono messo a girare fino alle due di notte fuori del paese abbiamo fatto la strada delle scuole, quella del campo sportivo ... non ho visto nulla di particolare mi convincevo sempre di più che non era successo niente una voglia che avevo di convìncermi

 

    Poi siamo tornati a Cinisi abbiamo incontrato gli altri con le altre macchine tutti dicevano che non non c'era traccia né di Peppino nè della macchina in nessun posto abbiamo pure sul corso incontrato alcuni compagni del PCI abbiamo chiesto a loro ma di Peppino non sapevano niente quella sera e anche loro appena abbiamo detto che Peppino non era venuto l'appuntamento delle 21 per una riunione alla radio loro hanno pensato le stesse cose che abbiamo pensato noi



 

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