Storie ribelli: micro storie di ragazzi e ragazze a Mafiòpoli con Peppino Impastato. Piazza virtuale, contenitore di racconti, serbatoio di emozioni condivise dal profondo del cuore e della Sicilia ribelle a mafia e repressione.

Il sorriso di Peppino e la storia che nessuno racconta

 

47 anni dopo l’uccisione di Peppino Impastato, il corteo in sua memoria non è solo un evento pubblico, ma un atto di resistenza. In quella marcia, che lega simbolicamente Terrasini e Cinisi, si ripercorre la storia di chi non ha mai smesso di lottare, ma quest’anno c’è un momento che più di altri sembra raccontare il vero spirito della lotta: una giovane madre che cammina con un figlio in braccio, silenziosa, eppure portatrice di un messaggio potente. Ogni anno, il corteo è un incontro di volti noti e nuovi, con la stessa rabbia e la stessa determinazione di sempre.

 






Ma quest’anno, in mezzo a quella folla, un volto anonimo risalta, senza parole, senza striscioni, senza applausi. Una giovane madre che, mentre il corteo continua, si ferma solo un attimo per nutrire il suo piccolo, un atto di amore e dedizione che diventa simbolo di un’eredità che non si ferma. Non cercava visibilità, eppure il suo gesto è l’essenza della resistenza. Camminava con passo lento ma deciso, come se ogni passo fosse un atto politico, un atto di memoria. La sua presenza nel corteo è stata l’epifania di quello che Peppino ha sempre rappresentato: la memoria che si fa carne nuova, l’eredità che non si celebra ma si continua. 








Non c’erano parole, solo un legame invisibile che univa questa madre alla memoria di Peppino e alla lotta per la giustizia. Quel gesto di alimentare il figlio in mezzo al corteo diventa l’immagine più potente: non c’è solo un gesto di cura, ma un atto di resistenza che sfida il tempo e la morte. La sua silenziosa forza, che non cerca visibilità, ci ricorda che la lotta di Peppino non è solo commemorazione, ma continua nel quotidiano. In quel momento, Peppino non era solo un ricordo, ma una presenza viva. 

 









 La madre, il suo bambino, e quel passo che non cercava applausi, erano il cuore pulsante della marcia. Ecco dove risiede la memoria di Peppino: non nei discorsi, ma in chi, ogni giorno, continua a camminare, a lottare, a nutrire il futuro, con la forza di chi sa che la vera resistenza è quella che non chiede nulla, ma dona tutto. Questa giovane madre, con il suo piccolo in braccio, è il simbolo di una Sicilia che non si piega, che cresce i propri figli con coraggio, amore e memoria.

 










In lei, Peppino sarebbe sicuramente sorriso, riconoscendo la politica che lui aveva sempre sognato: una politica che non fa rumore, ma cammina ogni giorno, anche nel silenzio. Finché ci saranno persone come lei, la memoria di Peppino non morirà mai. 


 






 

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