Cinisi rappresenta, per tradizione, una anomalìa nel
contesto delle rappresentazioni Sacre, con il “colpo di coda” del Carnevale: il
suo tradizionale “Carnevalone” nella prima domenica di Quaresima. Una ultima
giornata di spensieratezza, allegria e voglia di divertirsi e che affonda
l’origine in tempi lontani, quando il carnevale aveva altri significati allegorici
(l’inversione dei ruoli di genere) e pratici, di sfogo, nella possibilità di
“bastonare”, metaforicamente e praticamente, i simboli del potere e della
repressione, nei suoi rappresentanti locali. Quando era consentito sfogare la
propria rabbia e le umiliazioni subite tutto l’anno.
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Lancio di uova contro la macchietta dei fascisti locali
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E … molto più
praticamente, un’altra possibilità di “contatto” con l’amata/amato in una
società che negava la vicinanza tra i generi fuori dal matrimonio. Cose ormai lontane
e straniate dalla nostra convulsa vita frenetica dove tutto è consentito … Ma
se la tradizione ha un senso … la rispetto almeno nel ricordo, ripensando anche
a quella uscita in strada, e che stravolse il “funerale del Nannu”, che sanciva
la fine del Carnevale a Cinisi, fatta da quel gruppo di ragazzi e ragazze che
frequentavano “Musica e Cultura” nel 1977. Con un Peppino Impastato che faceva
il mangiafuoco e inscenando macchiette in coppia con Gaspare Cucinella … Questo il racconto di Francesca Randazzo su questo episodio inedito,
vissuto da lei in prima persona e con qualcuna delle ragazze che in quegli anni
frequentavano “Musica e Cultura”. Ancora esse non avevano sviluppato una coscienza
femminista ma avevano intrapreso un percorso di autocoscienza e di
autoformazione. Per loro significava avere sviluppato una sensibilità per quelli
che erano i temi della contestazione giovanile e in particolare per la
questione femminile. Quindi non potevano restare passive davanti ad un pietoso
spettacolo sessuofobico e offensivo della dignità di ogni donna, anche se era
carnevale, e messo in scena dai giovani della destra cinisense.
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Rispondemmo con
le uova!
Era Carnevale ed è risaputo che la satira e l'ironia, in quei giorni, ha
libero campo e proprio le battute che alludono alla sessualità e al rapporto
uomo-donna, argomenti tabù di cui negli anni '70 non si poteva parlare
apertamente, suscitavano risate a crepapelle e divertivano proprio perchè era, soprattutto
allora, liberatorio parlarne.
Il gruppo femminile-femminista, che faceva parte del Circolo Musica e
Cultura, non poteva accettare l'ilarità nè ridere su temi che erano argomenti
di accesi dibattiti e lotte contro una cultura maschilista, ancora prepotente e
diffusa.
Non era certamente il periodo giusto per scherzare e ironizzare su
queste tematiche, fonti di rabbia per l'ingiustizia sociale che tutte le donne
avevano per secoli e secoli e subivano ancora (credo che il problema non sia
del tutto risolto), e quando in una macchietta si presero in giro le femministe
noi rispondemmo con il lancio di uova.
Quel pomeriggio Fannj Vitale venne a casa mia tutta eccitata
raccontandomi che un gruppo di "fascisti" del Movimento Sociale,
partito di destra, che si opponeva all'emancipazione della donna, stava
sfilando lungo il corso, travestiti da femministe. Frasi oscene, gesti volgari
banane sventolate, simbolo dell'organo maschile, e tutte le femministe definite
"puttane", perchè rivendicavamo il diritto di libertà e di parità nella
sfera sociale, lavorativa e sessuale. Quindi tutte "puttane"
Non potevamo accettare la provocazione, anche se Carnevale, bisognava
agire in fretta. Fannj propose di lanciare contro il gruppo delle uova. Così
acquistate le uova, siamo giunte in piazza, dove il gruppo si era fermato per
mostrare il meglio della loro performance. Non eravamo sole, a noi si erano
unite Patrizia e forse Margherita. Al momento stabilito abbiamo lanciato
contemporaneamente le uova contro il gruppo e ci siamo dileguate. Qualche uovo
ha raggiunto il bersaglio!
Immaginate la sorpresa e la reazione dei "fascisti" che subito
si sono sparpagliati tra la folla per acciuffare i responsabili
dell'"onta". Noi col cuore in gola siamo scomparse ma eravamo
contente di averli interrotti e feriti, ridicolizzandoli, nel loro orgoglio di
maschi.
Francesca Randazzo
".
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